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Come Piantare un Ippocastano

Oggi vorrei proporvi un simpatico esperimento: piantare un ippocastano a partire dal seme! Crescerà rapidamente e vi darà grande soddisfazione.

Scegliere il seme di ippocastano
Il primo passo è selezionare il seme, cioè nel nostro caso la castagna. Dovrà essere grosso e intatto, senza danni agli involucri esterni. Se è possibile, evitiamo quelli che potrebbero essere caduti dall’alto su superfici dure, perché è probabile che siano rimasti danneggiati.
Già che ne parliamo, ricordiamo anche che le castagne dell’ippocastano sono molto belle, ma non sono commestibili. Una ragione in più per utilizzarle invece per la semina!

Piantare il seme di ippocastano
Mettiamo la nostra castagna in un vaso pieno di terriccio per piante da fiore. Dovrà essere affondata nel terriccio per metà.
A primavera si libererà del suo involucro e comincerà a germogliare…

Trapiantare l’ippocastano
Prima dell’inizio dell’estate conviene trapiantare il nostro piccolo ippocastano. Se lo lasciassimo troppo a lungo nel vaso, le sue forti radici potrebbero farsi strada attraverso i fori di drenaggio e cercare direttamente il terreno…
Scegliamo una posizione riparata, in modo che sia in ombra nelle ore più calde e non sia esposta a venti freddi. L’ippocastano è molto adattabile quindi qualsiasi tipo di terreno andrà bene, purché lo manteniamo fresco… dovremo anche fornirgli un tutore a cui aggrapparsi nella crescita.

Già durante l’estate, l’ippocastano formerà l’astone centrale, arrivando anche a 40 centimetri. Una bella crescita in così pochi mesi!
E l’emozione di veder crescere un albero vero e proprio, passo dopo passo, sarà un piacere che vi accompagnerà lungo gli anni.

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Come Preparare Terreno per l’Orto

Preparare il terreno è un’attività fondamentale in vista delle piantagioni di ortaggi. Adesso è un buon momento: in queste giornate, secche e senza gelo, si può senz’altro procedere alla preparazione del terreno.
Preparare un terreno incolto

Per preparare un terreno incolto, la prima cosa da fare è ripulirlo da eventuali rifiuti e dal pietrisco, e tagliare le erbe alte.
Se c’è un manto erboso da asportare, bisogna fare delle incisioni perpendicolari distanti tra loro 20 centimetri e profonde 3 centimetri, con una vanga ben affilata; poi si inserisce la vanga nel taglio e si solleva il tappeto per 3 centimetri di spessore, rimuovendo le zolle.

Si procede poi alla vangatura, che nel caso dell’orto dovrebbe essere una vangatura doppia: significa scassare il terreno per una profondità pari a due volte la lunghezza della lama della vanga. Questa operazione permette di estirpare completamente le radici delle erbacce perenni e rende più permeabili i terreni che hanno la tendenza ai ristagni.

Diversi tipi di terreno da preparare

Il terreno ideale per l’orto: è una miscela di sabbia, limo, argilla e humus. Se è combinata nel modo giusto, è facilmente lavorabile e necessita di poco fertilizzante. Per vedere se il terreno è buono, dopo averlo lavorato basta prenderne una manciata nel palmo e osservare se si sbriciola facilmente. Se non succede, probabilmente il terreno va corretto, di solito con letame o con un terriccio ricco.

Il limo: è un terreno morbido e soffice, ma è troppo sottile e privo di consistenza. Aggiungere terriccio o letame.

Il terreno sabbioso: è leggero e asciutto, e tende a impoverirsi con le piogge, quindi bisogna somministrare regolarmente piccole quantità di fertilizzanti e, in fase di preparazione, incorporare letame o terriccio.

Il terreno argilloso: è pesante e trattiene l’umidità; può essere ricco di nutrienti, ma va soggetto ai ristagni. Per alleggerirlo, si può aggiungere letame o terriccio, mentre per renderlo meno scivoloso conviene aggiungere ghiaia.

Il terreno calcareo: è leggero e tende a perdere sostanze nutritive, ma risulta anche duro da vangare. Va lavorato con terriccio, concime o torba, ed è sufficiente una vangatura singola. Anche in questo caso è consigliabile somministrare fertilizzante.

Il terreno torboso: acido e talvolta poco drenato. Di solito si procede scavando dei fossi e aggiungendo 300 grammi di calce per metro quadrato. Conviene anche spargere fertilizzante generico.

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Come Rinvasare le Piante

Come stanno le vostre piantine in vaso? Non staranno un po’ strette? Questo è il periodo ideale per rinvasare le piante in contenitori più ampi!
Scegliere il vaso per rinvasare

Per rinvasare una pianta vi occorre in primo luogo il nuovo vaso che la ospiterà. Per scegliere il vaso, tenete conto che dovrebbe essere un po’ più grande di quello vecchio: nel caso di contenitori medio-piccoli, dovrà avere almeno due centimetri per lato in più.
Se si tratta di un vaso di terracotta, poi, conviene lasciarlo in acqua per mezz’oretta prima di riempirlo: in questo modo eviteremo che “beva” tutta l’acqua contenuta nel terriccio.

Svasare la pianta

Afferriamo la pianta per il colletto e sfiliamola dal vaso tirando delicatamente. Se il vaso è morbido, possiamo premere delicatamente sui lati per aiutare la fuoriuscita, mentre se è duro possiamo battere lievemente.

Il rinvaso delle piante

A questo punto è il momento del rinvaso. Il nostro nuovo vaso dovrà avere un po’ di ghiaia o di argilla espansa sul fondo, per facilitare il drenaggio, e uno strato di terriccio per portare la pianta al giusto livello. Prima di inserirla, rompiamo leggermente il pane di terra con le mani, poi posizioniamola nel vaso e riempiamo con il terriccio. Ricordiamoci di annaffiare abbondantemente.

La scelta del terriccio per il rinvaso

Per molte piante possiamo usare del terriccio universale, come il Fiorfiore o il VIP, ma alcune piante necessitano di un terriccio specifico. Se stiamo rinvasando delle acidofile, per esempio, è molto importante usare un Terriccio per Acidofile. Anche le cactacee vanno rinvasate, ogni due o tre anni (… ricordate di usare i guanti!), e necessitano del loro terriccio specifico. E così via dicendo: Piante d’Appartamento, Fioriere e Terrazzi… ogni pianta ha esigenze diverse e può trarre benefici da un terriccio diverso.

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Come Raccogliere Prugne e Susine

Sapete che differenza c’è tra prugne e susine? In teoria, le specie di tipo europeo sarebbero chiamate prugne, e quelle asiatiche susine, ma in pratica spesso i due termini vengono considerati equivalenti. Prugne o susine, quel che è certo è che ce ne sono tantissime varietà, tutte buone e salutari.

Coltivare un albero di susine in giardino è quindi un’ottima idea, non soltanto per le virtù dei suoi frutti, ma anche per la bellezza della fioritura e per le caratteristiche della pianta, che non diventa troppo grande e si adatta abbastanza sia al terreno che al clima. Tra le condizioni che non tollera, un terreno povero e sabbioso e la siccità, che causa la caduta prematura dei frutti. Invece gli alberi di prugne non temono il gelo, anche se possono essere danneggiati dalle gelate tardive.

La potatura si divide in due fasi: alla fine dell’inverno si sfoltiscono i rami secondari non produttivi e si eliminano eventuali succhioni sviluppatisi sull’asse centrale della pianta, mentre da fine giugno a metà luglio oltre ai succhioni si eliminano i rami a legno in soprannumero.

Per l’impianto, i periodi migliori sono il tardo autunno o la fine dell’inverno. Il terreno andrà lavorato e poi bisognerà concimarlo con regolarità. L’irrigazione dovrà essere accurata per avere frutti sani: la mancanza d’acqua potrebbe renderli gommosi, oppure far perdere elasticità alla buccia, causandone la spaccatura alla prima pioggia.

Un modo per proteggere il susino dalla disidratazione è anche eliminare le infestanti, che potrebbero sottrargli troppa acqua. Ma per i frutti il pericolo arriva anche dall’alto: è meglio quindi predisporre delle reti che impediscano agli uccelli troppo golosi di banchettare con le nostre prugne!

A maggio arriva il momento del diradamento manuale dei frutti, che è importante per avere una fruttificazione costante e di qualità. Conviene lasciare un paio di frutti per ogni dardo fiorifero.

E finalmente, in questa stagione arriva il momento della raccolta! Le susine si raccolgono insieme al peduncolo, cercando di non sfregarle troppo: la patina bianca che sembra ricoprirle è in effetti una specie di cera che le protegge dalla disidratazione e permette di conservarle un po’ più a lungo.

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Come e Quando Seminare Piselli

In linea di massima puoi cominciare a seminare i piselli da fine novembre e continuare fino a giugno o luglio: avrai così frutti da fine aprile a metà ottobre. Il momento migliore per seminare quello che sarà il raccolto principale dei piselli, comunque, è proprio aprile.

Scava dei solchi profondi circa 4 centimetri e larghi 15-20 centimetri. La distanza tra un solco e l’altro dovrebbe essere circa pari all’altezza media raggiunta dalla varietà che stai seminando. In ogni solco, disponi i semi, distanziati di circa 4 centimetri, su tre filari, poi ricoprili senza compattare troppo il terreno. Ti consiglio di sistemare anche delle protezioni di rete per difendere le piantine dagli uccelli.

Quando i germogli sono alti 5 o 6 centimetri, zappetta bene lungo i filari per mantenere il terreno aerato e soffice; quando compare il secondo paio di foglie, è il momento di mettere i tutori che dovranno sostenere le tue piante.

Ricorda di irrigare bene le piante di pisello, che amano l’umidità, soprattutto quando cominciano ad apparire fiori e frutti; assicurati però che il terreno sia ben drenato, altrimenti potresti incorrere nel marciume del colletto: il fusto della pianta comincerà a marcire vicino alla base e presto la pianta appassirà.

Quando i baccelli sono ben sviluppati, puoi raccoglierli. Tira il baccello verso il basso, con delicatezza, mentre tieni fermo il fusto con l’altra mano. Non aspettare troppo, se vuoi consumarli freschi: i piselli, infatti, si restringeranno dentro il baccello; se invece li vuoi conservare secchi per consumarli più avanti, allora lasciali sulla pianta un po’ di più e lascia che si completi la maturazione. Potrai mangiare piselli anche d’inverno.

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