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Come Rinvasare le Piante

Come stanno le vostre piantine in vaso? Non staranno un po’ strette? Questo è il periodo ideale per rinvasare le piante in contenitori più ampi!
Scegliere il vaso per rinvasare

Per rinvasare una pianta vi occorre in primo luogo il nuovo vaso che la ospiterà. Per scegliere il vaso, tenete conto che dovrebbe essere un po’ più grande di quello vecchio: nel caso di contenitori medio-piccoli, dovrà avere almeno due centimetri per lato in più.
Se si tratta di un vaso di terracotta, poi, conviene lasciarlo in acqua per mezz’oretta prima di riempirlo: in questo modo eviteremo che “beva” tutta l’acqua contenuta nel terriccio.

Svasare la pianta

Afferriamo la pianta per il colletto e sfiliamola dal vaso tirando delicatamente. Se il vaso è morbido, possiamo premere delicatamente sui lati per aiutare la fuoriuscita, mentre se è duro possiamo battere lievemente.

Il rinvaso delle piante

A questo punto è il momento del rinvaso. Il nostro nuovo vaso dovrà avere un po’ di ghiaia o di argilla espansa sul fondo, per facilitare il drenaggio, e uno strato di terriccio per portare la pianta al giusto livello. Prima di inserirla, rompiamo leggermente il pane di terra con le mani, poi posizioniamola nel vaso e riempiamo con il terriccio. Ricordiamoci di annaffiare abbondantemente.

La scelta del terriccio per il rinvaso

Per molte piante possiamo usare del terriccio universale, come il Fiorfiore o il VIP, ma alcune piante necessitano di un terriccio specifico. Se stiamo rinvasando delle acidofile, per esempio, è molto importante usare un Terriccio per Acidofile. Anche le cactacee vanno rinvasate, ogni due o tre anni (… ricordate di usare i guanti!), e necessitano del loro terriccio specifico. E così via dicendo: Piante d’Appartamento, Fioriere e Terrazzi… ogni pianta ha esigenze diverse e può trarre benefici da un terriccio diverso.

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Come Raccogliere Prugne e Susine

Sapete che differenza c’è tra prugne e susine? In teoria, le specie di tipo europeo sarebbero chiamate prugne, e quelle asiatiche susine, ma in pratica spesso i due termini vengono considerati equivalenti. Prugne o susine, quel che è certo è che ce ne sono tantissime varietà, tutte buone e salutari.

Coltivare un albero di susine in giardino è quindi un’ottima idea, non soltanto per le virtù dei suoi frutti, ma anche per la bellezza della fioritura e per le caratteristiche della pianta, che non diventa troppo grande e si adatta abbastanza sia al terreno che al clima. Tra le condizioni che non tollera, un terreno povero e sabbioso e la siccità, che causa la caduta prematura dei frutti. Invece gli alberi di prugne non temono il gelo, anche se possono essere danneggiati dalle gelate tardive.

La potatura si divide in due fasi: alla fine dell’inverno si sfoltiscono i rami secondari non produttivi e si eliminano eventuali succhioni sviluppatisi sull’asse centrale della pianta, mentre da fine giugno a metà luglio oltre ai succhioni si eliminano i rami a legno in soprannumero.

Per l’impianto, i periodi migliori sono il tardo autunno o la fine dell’inverno. Il terreno andrà lavorato e poi bisognerà concimarlo con regolarità. L’irrigazione dovrà essere accurata per avere frutti sani: la mancanza d’acqua potrebbe renderli gommosi, oppure far perdere elasticità alla buccia, causandone la spaccatura alla prima pioggia.

Un modo per proteggere il susino dalla disidratazione è anche eliminare le infestanti, che potrebbero sottrargli troppa acqua. Ma per i frutti il pericolo arriva anche dall’alto: è meglio quindi predisporre delle reti che impediscano agli uccelli troppo golosi di banchettare con le nostre prugne!

A maggio arriva il momento del diradamento manuale dei frutti, che è importante per avere una fruttificazione costante e di qualità. Conviene lasciare un paio di frutti per ogni dardo fiorifero.

E finalmente, in questa stagione arriva il momento della raccolta! Le susine si raccolgono insieme al peduncolo, cercando di non sfregarle troppo: la patina bianca che sembra ricoprirle è in effetti una specie di cera che le protegge dalla disidratazione e permette di conservarle un po’ più a lungo.

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Come e Quando Seminare Piselli

In linea di massima puoi cominciare a seminare i piselli da fine novembre e continuare fino a giugno o luglio: avrai così frutti da fine aprile a metà ottobre. Il momento migliore per seminare quello che sarà il raccolto principale dei piselli, comunque, è proprio aprile.

Scava dei solchi profondi circa 4 centimetri e larghi 15-20 centimetri. La distanza tra un solco e l’altro dovrebbe essere circa pari all’altezza media raggiunta dalla varietà che stai seminando. In ogni solco, disponi i semi, distanziati di circa 4 centimetri, su tre filari, poi ricoprili senza compattare troppo il terreno. Ti consiglio di sistemare anche delle protezioni di rete per difendere le piantine dagli uccelli.

Quando i germogli sono alti 5 o 6 centimetri, zappetta bene lungo i filari per mantenere il terreno aerato e soffice; quando compare il secondo paio di foglie, è il momento di mettere i tutori che dovranno sostenere le tue piante.

Ricorda di irrigare bene le piante di pisello, che amano l’umidità, soprattutto quando cominciano ad apparire fiori e frutti; assicurati però che il terreno sia ben drenato, altrimenti potresti incorrere nel marciume del colletto: il fusto della pianta comincerà a marcire vicino alla base e presto la pianta appassirà.

Quando i baccelli sono ben sviluppati, puoi raccoglierli. Tira il baccello verso il basso, con delicatezza, mentre tieni fermo il fusto con l’altra mano. Non aspettare troppo, se vuoi consumarli freschi: i piselli, infatti, si restringeranno dentro il baccello; se invece li vuoi conservare secchi per consumarli più avanti, allora lasciali sulla pianta un po’ di più e lascia che si completi la maturazione. Potrai mangiare piselli anche d’inverno.

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Come Rinvasare i Bonsai

Oggi vorrei parlare con voi del rinvaso dei bonsai.
Preparare il vaso per il bonsai

Scegliere il nuovo vaso per il bonsai non è difficile: basta ricordare che i vasi appositi sono poco profondi, e le dimensioni non troppo superiori rispetto a quelle delle radici.
Sul fondo del vaso metteremo una rete zincata e del materiale drenante, come l’argilla; poi stenderemo un centimetro di terriccio specifico. A questo punto il vaso è pronto ad accogliere il bonsai.

La potatura delle radici

Dopo aver estratto il bonsai dal contenitore precedente, ripuliamo un po’ le radici dal vecchio terriccio. Bisogna poi osservare bene le radici e tagliare quelle danneggiate o morte. Le radici in salute dovranno subire solo la cosiddetta potatura di contenimento, e quella dipende dall’età e dalla specie del bonsai. Un’accortezza importante è utilizzare strumenti affilati, in modo da fare tagli netti, e naturalmente ben disinfettati.

Il rinvaso del bonsai

A questo punto il bonsai è pronto a prendere possesso della sua nuova casa! Sistemiamolo con le radici ben allargate e completiamo il riempimento del vaso con terriccio specifico. Con un bastoncino spingiamo il terriccio tra le radici in modo che non rimangano sacche d’aria, poi compattiamo delicatamente e innaffiamo.

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Come Seminare la Lattuga

Vi state preparando a seminare la lattuga? Io sì! Sta cominciando il periodo delle semine all’aperto, e continuerà, ogni 15 giorni, fino a luglio. Se seguirò i ritmi stabiliti, potrò avere lattuga fresca da giugno fino a metà ottobre.
Ho già scelto la posizione: il terreno è ricco, umido e leggero, ed è stato concimato durante l’inverno. Nei prossimi giorni comincerò a seminare la lattuga: seminerò metà filare per volta, in solchi profondi 1,5 centimetri e distanziati di circa 30 centimetri l’uno dall’altro.

Quando compariranno le prime due vere foglie, sarà il momento di sfoltire: asporterò le piantine più deboli, in modo che le rimanenti siano distanziate dapprima di 8 centimetri, poi di 15 e infine di 30.

Per il resto, mi limiterò a zappare regolarmente tra i filari, per mantenere il terreno ben aerato e libero da piante infestanti, e bagnerò nei periodi di siccità per non far inaridire il terreno. L’aspetto dell’innaffiatura va curato: una volta che si è cominciato a innaffiare, bisogna continuare con regolarità fintanto che il clima resta secco, altrimenti si rischia la fioritura prematura. Detto così sembra una filastrocca in rima, ma non va presa sotto gamba perché rende immangiabile la nostra lattuga: vengono prodotti fusti grossi, amari e non commestibili. Non c’è rimedio: se si verifica, la lattuga va estirpata ed eliminata. Per evitarla, oltre alla costanza dell’innaffiatura, bisogna fare attenzione a non piantare le lattughe troppo ravvicinate. Per dettagli è possibile vedere questa guida su come coltivare la lattuga.

Altri nemici temibili per la nostra lattuga sono le lumache, contro cui si possono usare dei prodotti specifici, e gli uccelli, che amano becchettarla quando è ancora giovane. Nella prima fase della loro crescita, quindi, di solito sistemo una protezione di rete per difendere le piantine. Quando arrivano a toccare la rete, tolgo la protezione: a questo punto, non risulta più appetibile per gli uccelli.

Poi, intorno a giugno, arriverà il periodo della raccolta! Al mattino presto, uscirò con un coltello affilato e taglierò la parte bassa del fusto. In seguito sterrerò ed eliminerò la parte rimasta in terra, e mi preparerò a una bella insalata rinfrescante!

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